LA VITA E L “ESSERE”

-Se domani hai la certezza che il mondo come lo conosci finisce,cosa rimpiangi della tua vita e di cosa vai fiero?-

Bella domanda!Domanda uscita fuori cosi per caso dopo l’ennesima serata passata insieme alle persone della tua vita e forse è per questo che mi fa pensare,continuamente,tanto. Io penso che la vita sia un piccolo contenitore pieno di fatti,eventi,situazioni,ma sopratutto emozioni,tante emozioni,troppe emozioni che stanno strette nel contenitore e quindi aspettano soltanto di essere estrapolate,rimosse,rigenerate,vissute. Credo che il nostro “essere” è lo strumento adatto per arrivare ad esse;una vita senza emozioni è come una chitarra senza corde e quindi dobbiamo essere noi capaci a prenderne quante più possiamo,dobbiamo essere in grado di montare le corde sulla chitarra altrimenti non c’è musica.

Quindi io rimpiango tutto e sono fiero di tutto quello che ho fatto e non ho fatto finora perchè sono sicuro di aver provato un innumerevole quantità di emozioni e mi sento ricco,pieno,quasi come quel contenitore;credo di aver preso tanto e di aver dato tanto e sopratutto di averlo fatto con persone che me ne hanno dato la possibilità.

Purtroppo,a questo mondo c’è chi non considera la pienezza dell’essere e la scavalca con materialismi e sentimenti scialbi,futili e che alla fine dei giorni ti lasceranno solo,e ti faranno sentire vuoto.  Quindi la vita e l”essere” perchè noi dobbiamo essere la vita,dobbiamo considerarla sempre come il più grande dono che ci sia mai stato regalato e dobbiamo essere certi che al di la della carne c’è qualcosaltro,forse di inconprensibile,ma concreto, che sta a noi renderlo qualcosa,riempirlo di qualcosa perchè quando la carne non ci sarà più è l’unica cosache ci resterà.

Perdonatemi per questo mio sfogo,forse non chiaro nei concetti e nella scrittura, ma sincero.

Il BLUEs è anche la vita,il blues è anche l “essere”.

 

L’albino.

LA VITA E L “ESSERE”ultima modifica: 2010-12-14T18:41:37+01:00da voce_blues
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2 pensieri su “LA VITA E L “ESSERE”

  1. Il pragmatismo della vita ci schiaccia, spesso ci annienta, molte volte spegne il desiderio di rivalsa contro una quotidianità che prende il sopravvento sui migliori propositi, quelli più belli, che andrebbero amati con l’attenzione di un fratello e che invece finiscono per essere divorati dal desiderio di concretezza.
    Dai nomi, dai cognomi, dai titoli, dai pregiudizi, dalle abitudini peggiori che col tempo diventano normali solo perchè autorizzate da un Tempo contro cui nessuno è insorto, dalla superficialità, dall’incapacità di essere, dall’incapacità di voler essere, dall’incapacità di saper essere, dalle proprie meschinità, dalle propire debolezze che tendiamo a giustificare solo per sentirci più al caldo di fronte agli enormi igloo che la Vita ci mette davanti: da tutto questo noi siamo fermati. Fermati in quella che è la stupenda corsa verso la Felicità. Io credo, checchesenedicà, che la Felicità esiste. Ed è la corsa stessa. Correre verso la Felicità è il solo correre, e cioè essere attivi, vivi, rispondere alle vibrazioni di ogni tipo che il mondo ci manda, resistere e insistere, credere e rinnegare. La Felicità esiste nel momento in cui la corsa è passione. La sosta è una frase: “La Felicità non esiste.” Vero, non esiste come non esiste un elefante giallo con un lecca lecca al posto degli occhi e che caga vergini indiane invece di merda. Ma questa è la concretezza che ci uccide: un elefante giallo con tutte queste stronzate, e il paragone, concreto, con il desiderio di Felicità. Dovremmo correre sempre, verso qualcosa, qualcuno, verso anche il Nulla, ma che sia il Nulla che desideriamo, quello per cui saremmo capaci non dico di morire, ma quantomeno di resistere, resistere, resistere. E intanto che il mondo non ha tempo di mettersi lì a capire perchè e come amarci, noi cosa possiamo/dobbiamo fare?
    Non so esattamente cosa ho scritto…quello che so, anche se non è molto, è che ti voglio bene, Enzù.

  2. Più di in secolo Verne scrisse un libro inerente all’uomo sulla Luna, oppure alla tecnologia umana sulla Luna.
    Ed ora, fratelli miei mi direte: ma cosa cazzo c’entra Verne con questo!?
    Come al solito parlo un pò per voli pindarici quindi non rompete la minchia e seguitemi 😉
    L’uomo anche se debole, piccolo e sopratutto mortale, è un Dio…..

    …ecco già qualcuna solleva obbiezioni o sghignazza…. aspettate!….

    Se ci pensiamo bene, spesso la fantasia nel tempo diventa realtà, infatti Verne nel suo libro ha fantasticato un viaggio all’epoca semplicemente assurdo, oggi addirittura semplicemente banale.
    E questo, secondo voi non ha alcun significato?
    Credo proprio che c’è un enorme significato.
    L’uomo, attraverso L’uso naturale del tempo ha sognato, metabolizzato e poi creato ciò che prima non esisteva; un creazionismo che ci permette di ritagliare un posto nell’olimpo.
    Come è accaduto con Verne è accaduto anche per altre cose, come guarire da un epidemia, o andare dal capo all’altro del mono senza muovere il culo dalla sedia.
    Ma oggi questo non vale più niente, tutto si è relativizzato al punto che nulla ed il tutto si equivalgono, le azioni ed i pensieri viaggiano pari passo senza seminare, ne raccogliere, ma cospargendo solo un arida distesa di promesse effimere.
    Ormai la fantasia non esiste più(almeno in una grossa maggioranza di casi). Ma c’è solo uno squallido serpente che si morde la coda.
    Quindi se domani arriva la fine, e mi chiede il conto, credo che rivendicherò senza mezzi termini i minuti, le ore i giorni, i mesi e gli anni, passati a sognare, perchè la vita è un sogno bellissimo che và rispettato, e tirerei in ballo tutto ciò che i sogni li ha messi da parte per inneggiare all’inutile, così da stanarli.
    Credo che in fondo saluterei i miei fratelli “maledetti” o “benedetti” con nel cuore la certezza di aver trattato la vita con il cuore e non con la mente, perchè la vita è frutto dell’amore e non del calcolo.
    Non smettiamo mai di sognare, teniamoci stretti le nostre emozioni, e credo che la fine ci chiederà di far luce su chi ha voluto restare all’oscuro.
    Ti voglio bene Enzù.

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