Il mio silenzio

“Il mio silenzio è il mio tormento”scriveva un amico qualche tempo fa;frase che poi è stato il fulcro di una poesia,divenuta canzone ed entrata nel mio essere.Già,perchè è proprio vero!Ci sono periodi nella tua vita che ti senti di riuscire in tutto,di affrontare le cose che più ti spaventano,di caricarti il mondo sulle spalle(il tuo mondo) e di portarlo in meta come un rugbista;poi,purtroppo questo fuoco comincia ad affievolirsi,forse perchè qualcuno o qualcosa gli stà gettando dell’acqua sopra,finquando non si spegne,e rimane soltanto una brace di cenere fumante.Allora, le tue parole,che ti davano sicurezza,che riempivano i vuoti,che ti aiutavano anche a convincerti in te stesso diventano vuote,poi spezzettate,poi sono un sibilo,poi un bisbiglio e alla fine un silenzio.Silenzio che ti divora l’animo,che non ti fa concludere nulla!Maledetta ragione!Ragione che ci distingue,ma a volte ci condanna,ci limita e ci porta in una dimensione di riflessione e di autonegazione;allora ci si butta su altro,si cercano scappatoie,ci si sfoga sul materiale sperando che le emozioni soffocate trovino dinuovo quella scintilla che ripristini la brace dormiente e la riporti nuovamente ad un fuoco;fuoco eterno.

L’albino.

Il mio silenzioultima modifica: 2009-11-27T14:11:00+01:00da voce_blues
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3 pensieri su “Il mio silenzio

  1. Non a caso “il mio silenzio è il mio tormento” è una delle frasi dele vostre canzoni che mi piace di piu…se non forse quella che mi piace di più in assoluto…
    Una cosa di cui sono convinto è che il silenzio, puro, non esiste. Se ci fai caso, anche quando attorno a te non c’è alcun rumore, tu senti comunque qualcosa. Il silenzio è il nome che diamo o dovremmo dare alla condizione interiore che tu hai descritto…Ma una stanza alle 4 del mattino, a Procida, non è una stanza silenzosa, per esempio. Soprattutto se noi siamo sveglio a constatarlo.
    Il silenzio è metafora di vuoto, il silenzio a volte è una “scusa”, e tante volte, può sembrare banale, ma è una voce fortissima, espressiva e chiara più di tante parole…Più avanti si fa, più le spalle si piegano…più avanti si fa, più siamo esperti di pioggia…E il fuoco eterno si spegne. Ma ci sono degli stratagemmi, gli ombrelli del cuore per ripararsi (senza però sfuggirvi del tutto, perchè quello non si può purtroppo) dalla pioggia…e non c’è bisogno che ti dica dove puoi trovare i tizzoni per dare nuova luce al fuoco che, palesemente, ti vive dentro, e che è la tua fiamma di riconoscimento…quella che prima gli occhi e poi i capelli (tagliati o meno) lasciano intendere, e che quelli che ti conoscono leggono in te anche quando è spenta…Noi siamo stati fottuti, quando abbiamo scoperto la Musica…perchè già eravamo sognatori di nostro, probabilmente, e conoscendola questa nostra concezione di vita si è amplificata…ma il mondo è molto pragmatico e non ci domanda i nostri sogni, ma vuole le nostre azioni, meccaniche, omologate…la forza sta nel dare alla vita quello che vuole, senza rinunciare a dare a noi stessi ciò di cui abbiamo bisogno…non è facile, perchè la vita è piu stronza anche del piu stronzo di noi, ma…cazzo noi siamo blues o sbaglio????…Un modo troveremo. Stiamo un po male, chi per un motivo chi per un altro. Ma è dalla sofferenza che è nato il blues. Ed il blues è una cosa bellissima.

  2. La Ragione.
    In effetti con questa si muovono, o si commettono cose inimmagginabili: salviamo una vita o la spezziamo,scaliamo montagne esploriamo oceani o fluttuiamo nello spazio, tutto nel suo nome, il nome della ragione.
    Prendersela con LEI è riduttivo, in fondo lei è tale solo perchè un cuore l’ha piegata ai propri voleri e quindi è diventata legge,riferimento e quindi ragione.
    Non voglio fare grossi giri di parole, ciò che voglio dire è semplicemente che la ragione, per noi che siamo un frullato di continue sensazioni, è un merdoso sistema per allontanarci dal nostro essere.
    Lei non può mettere le mani su di noi: noi respiriamo sogni, e i sogni non esistono: ma noi, se vogliamo, siamo capaci di realizzarli.Questa è la nostra ragione.
    Questo è il nostro Blues.
    Secoli fà, i neri deportati cantavano il loro blues per alleggerire le pene terribili inflitte dal bianco; oggi il blues è ancora vivo e si è preso una grossa rivincità rispetto ai rantoli colonialisti del bianco fortunatamente in via di estinzione, e questa è la loro ragione.
    Ora il silenzio è solo un simbolo tra due gruppi di note scritti sul pentagramma della nostra stronza esistenza.
    Dopo il dilenzio c’è sicuramente un grande assolo di piano, basta solo non perdere il ritmo e vivere la canzone e non aspettare il proprio turno, ma respirare il groove per poi rispondere nel miglior modo che ci sia.
    Il silenzio alimenta l’attesa, e l’attesa è il preambolo di qualcosa di emozionante.
    Fatti tormentare anche dal silenzio perchè esso ti donerà il pentagramma migliore che c’è se solo davanti ai tuoi occhi metti il cuore e non la futile raggione.
    Il Blues ti chiede il conto se non lo porti in giro con te, lui odia stare recluso nei cassetti della raggione, e se non lo lasci fluire su quella strada bianca e nera scarnificherà sempre di più quella dolorosa camera dove sono custodite tutte le parabole della raggione.
    Sorridi e dipingi ogni cosa con quello che sei, ed intorno a te vedrai tante opere d’arte.

  3. “IL SUONO DI PER Sé NON è UN FENOMENO INDIPENDENTE MA è IN COSTANTE E IMPRESCINDIBILE RELAZIONE CON IL SILENZIO. In questo contesto, la prima nota non rappresenta l’inizio, essa proviene dal silenzio che la precede. Se il suono è in rapporto con il silenzio, quale relazione li lega? Il suono domina il silenzio o è il silenzio a dominare il suono? Dopo attenta osservazione, ci accorgiamo che la relazione fra i due è analoga a quella fra un oggetto e la forza di gravità. Se un oggetto viene sollevato d aterra, ci vuole poi una certa quantità di enertgia per mantenerlo a quell’altezza. A meno che non si applichi altra energia, l’oggetto ricadrà al suolo, ubbidendo alla legge di gravità. Analogamente, se un suono non è sostenuto, precipita nel silenzio. Il musicista che procude un suono LO PORTA IN SENSO STRETTO NEL MONDO FISICO. […]
    L’ultimo suono non è il termine della musica. Se la prima nota è collegata al silenzio che la precede, allora l’ultima deve essere collegata al silenzio che la segue.[…] Sotto questo aspetto, la musica è lo specchio della vita: entrambe cominciano dal nulla e finiscono nel nulla.
    […] È chiaro che il silenzio totale esiste anche all’interno di una composizione. Si tratta di una morte temporanea, seguita dalla capacità di resuscitare, di cominciare una nuova vita. In questo modo, la musica è più che lo specchio della vita; arricchita dalla dimensione metafisica del suono, dà la possibilità di trascendere i limiti fisici dell’essere umano. Nel mondo dei suoni, neanche la morte è necessariamente definitiva”.

    (Mi scuso per la poco brevità)

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